Una linea di pensiero a lungo dominante nella teoria delle Relazioni Internazionali è quella per cui l’autosufficienza nel settore della difesa è considerata condizione imprescindibile per agire autonomamente a livello globale, poiché essa consente agli Stati di sottrarsi a logiche coercitive da parte dei loro fornitori (Bitzinger, 2015).
La realizzazione indigena di armamenti, inoltre, ha vantaggi politici, facendosi portatrice di istanze che la collegano a esigenze di sicurezza nazionale e a sentimenti patriottici (tecno-nazionalismo); economici, con industrializzazione e progresso tecnologico nella difesa ritenuti stimolo a uno sviluppo più ampio; reputazionali, giacché uno Stato che mostra autonomia nella fabbricazione degli armamenti è più agilmente visto come una potenza, capace di proiettarsi verso l’esterno, avvalendosi dell’export militare come strumento diplomatico.
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