Per oltre vent’anni l’allargamento dell’Unione europea ai Balcani occidentali è stato interpretato soprattutto come un processo di condizionalità: recepimento dell’acquis, riforma dello Stato di diritto, capacità amministrativa, convergenza economica. Questa impostazione non era priva di logica. La politica di allargamento ha funzionato, nelle sue fasi più efficaci, quando la prospettiva dell’adesione ha reso conveniente per i Paesi candidati l’adozione di regole, istituzioni e standard europei. La letteratura sulla conditionality ha chiarito però una condizione essenziale: gli incentivi trasformano davvero i sistemi politici solo se la ricompensa è credibile, i costi di adattamento sono sostenibili e l’Unione appare disposta a convertire i progressi riformatori in avanzamento negoziale (Schimmelfennig e Sedelmeier, 2004; Vachudova, 2005; Grabbe, 2006).
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