Saddam Hussein fu umiliato il 28 febbraio 1991. Il Kuwait, occupato dal rais per impossessarsi dei giacimenti petroliferi, fu liberato in appena cento ore da una coalizione guidata da Stati Uniti e Regno Unito e affiancata da Arabia Saudita, Egitto e, sorprendentemente, Siria. Il dittatore siriano Hafez al-Assad approfittò dell’occasione per presentarsi agli Stati Uniti di Bush Sr. come un possibile partner nel nuovo Medio Oriente. Alle intifada della comunità sciita e curda contro la dittatura, Saddam rispose, oltre che con una repressione che causò centinaia di migliaia di morti e due milioni di profughi, settarizzando la comunità sunnita di appartenenza: solo il ra’is e l’Islam sarebbero stati in grado di difendere i sunniti iracheni dalla vendetta delle due comunità rivali e dalle trame della comunità internazionale. Il secolarismo baathista fu completamente abbandonato a favore di un processo di islamizzazione (al Awwad, 2024, pp 40-41), e di neo-tribalizzazione della comunità sunnita, sostituendo le strutture statali con un sistema clanico.
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