A partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, le modalità di conduzione dei conflitti sono mutate in modo progressivo e profondo. Oggi assistiamo a guerre caratterizzate da dinamiche ibride, fluide e multidimensionali, che mettono in crisi le categorie classiche della guerra industriale. Tra i concetti più discussi nel contesto odierno vi è la cosiddetta “guerra cognitiva”, una forma di conflitto che agisce direttamente sulle dimensioni percettive, emotive e decisionali degli individui (NATO Innovation Hub, 2021). Tale paradigma si distingue per la sua capacità di manipolare l’ambiente informativo e cognitivo, alterando la realtà condivisa e minando l’autonomia del pensiero critico (Wardle e Derakhshan, 2017).
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