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La nuova Legge Italiana sullo Spazio: verso una governance strategica e sostenibile del settore

Dal 25 giugno 2025 l’Italia dispone, per la prima volta nella sua storia, di una legge organica interamente dedicata allo spazio. La Legge 13 giugno 2025, n. 89 (Normattiva, 2025) – nota ormai come “legge spazio” – è entrata in vigore dopo un lungo percorso parlamentare durato circa un anno, segnando un momento di svolta per un Paese che, pur essendo stato un protagonista della corsa allo spazio fin dagli anni Sessanta, non aveva mai adottato un quadro regolatorio unitario. Il provvedimento si articola in trentuno articoli, suddivisi in cinque blocchi tematici: disposizioni generali; regime per l’esercizio delle attività spaziali da parte degli operatori; immatricolazione degli oggetti spaziali; responsabilità degli operatori e dello Stato; misure a sostegno dell’economia dello spazio. Dietro questa architettura non vi è solo una scelta tecnica, ma un disegno politico- giuridico preciso: agganciare l’Italia allo standard internazionale rappresentato dal Corpus Iuris Spatialis e, allo stesso tempo, creare un ambiente regolatorio capace di offrire certezze agli operatori e attrattività agli investimenti privati. Il contesto in cui la legge nasce è quello di uno spazio ormai affollato da una pluralità di soggetti pubblici e privati, spesso guidati da logiche commerciali, in cui la
domanda di accesso aumenta a ritmo esponenziale. I trattati che compongono il Corpus Iuris Spatialis – dall’Outer Space Treaty (1967) alla Liability Convention (1972) – hanno garantito per decenni un quadro stabile e
relativamente pacifico, ma non erano pensati per governare il protagonismo degli operatori privati, le megacostellazioni, i servizi satellitari di massa (UNOOSA, 2002).

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